La storia del Mineralogramma

La storia del Mineralogramma

Dopo gli anni ’40 con la corsa agli armamenti e la conquista dello spazio era necessario trovare una metodologia esatta per determinare se gli scafi dei missili e degli Shuttle avessero delle minime imperfezioni strutturali dovute a metalli estranei alla composizione. Questo avrebbe potuto pregiudicare la stabilità dello scafo in volo e l’intera missione. Ecco perché si usò la spettrofotometria di massa che determina in modo ponderale la presenza di metalli e minerali all’interno di un campione opportunamente trattato.

Alcuni medici usarono quella tecnologia per riuscire a determinare esattamente la presenza o meno di metalli dei capelli dei loro soggetti. Il mineralogramma divenne subito famoso in tutto il mondo per il suo carattere di novità assoluto.

Non mancarono, però, da subito le prime critiche al metodo, non tanto per la corretta determinazione della presenza dei metalli, ma quanto questo potesse essere utile alla terapia del paziente e alla conoscenza del suo corretto sistema. Il fatto che il capello porti in sé un certo numero di metalli e minerali non significa che anche nel corpo vi sia la stessa identica presenza. Il capello, infatti, è un tessuto soggetto ad espulsione di tossine dal corpo, quindi potrebbero – in molti casi – configurarsi delle possibilità in cui il soggetto non ha più metalli in circolo ma sono presenti solo nei suoi capelli. Così come per la droga, l’analisi del capello consente di determinare che il soggetto si è drogato fino a qualche tempo fa ma con molta probabilità il suo corpo ha espulso tutte le molecole di droga dagli organi.

Questa indeterminazione è stata da sempre il vero motivo del perché il mineralogramma non è stato mai usato dalla Comunità Scientifica Internazionale.

Il mineralogramma di terza generazione ha superato questi problemi, usando una tecnologia ed un algoritmo totalmente diverso. La tecnologia brevettata e protetta da segreto industriale, ha consentito di avere nuovi modelli di mineralogrammi basati sulla funzionalità percentuale degli elementi analizzati e non il loro valore ponderale. Questo consente di avere un indicatore forte di presenza del metallo o assenza del minerale nel corpo e non la sua espulsione.